Sull'altopiano delle Manie nel cuore dell'entroterra finalese, alle spalle di Varigotti , la trattoria del Gambero Verde, costruita all'interno di una piccola chiesa sconsacrata, è il luogo ideale per magnate di gruppo senza particolari esigenze ma con la certezza di appagare (per bene) ogni istinto famelico.
Poco piatti ma buoni (ottima l'insalata russa) in un'atmosfera tipica da osteria con tavolate apparecchiate da tovaglie a quadri bianche e rosse, vino rosso acetoso servito nei soliti bicchierini (da qualche parte si chiama "il marietto") così piccoli che prima di ubriacarti te ne devi fare almeno sette
e le immancabili massicce stoviglie bianche in porcellana che tanto mi ricordano le mense delle elementari.
E se quando fa freddo, tipo a Pasqua, si mangia dentro riscaldati da un'antiquata ma affascinante stufa posta al centro dello stanzone (mi verrebbe voglia di chiamarla "navata"...forse sarebbe più appropriato), in estate ci si ammazza di ragù e di pesto sotto a un pergolato a due metri dai vigneti con una bella ariettina da felpa sulle spalle, che garantisce fresco pure in pieno agosto quando sulla costa si è tormentati dalla caldazza umida thailandese.
I primi spaziano dalle papperdelle al sugo di cinghiale ai ravioli al ragù o con il pesto non prima di aver sptimolato stomaco e compagnia con un po' di affettati, una straordinaria insalata russa e un po' di funghi e cipollotti sotto aceto. Per i secondi ci si può lanciare sul cinghiale (quando c'è), coniglio, agnello, salsicce, pollo e galletto con porzioni niente male. Dolce e limoncello per chiudere ( o se volete mirto piuttosto che un amaro....). Mediamente si spende dai 20 ai 25 euro a capoccia.
Diciamo che non è un posto da vegetariani e la cucina è piuttosto unta come giusto che sia in questi casi. Buona secondo le ricette di un tempo.
Abbiamo dovuto aspettare di avere la macchina per andarci ma da allora non abbiamo perso quasi un'annata.
Ma chi non è mai stato al Gambero Verde?

Poco piatti ma buoni (ottima l'insalata russa) in un'atmosfera tipica da osteria con tavolate apparecchiate da tovaglie a quadri bianche e rosse, vino rosso acetoso servito nei soliti bicchierini (da qualche parte si chiama "il marietto") così piccoli che prima di ubriacarti te ne devi fare almeno sette
E se quando fa freddo, tipo a Pasqua, si mangia dentro riscaldati da un'antiquata ma affascinante stufa posta al centro dello stanzone (mi verrebbe voglia di chiamarla "navata"...forse sarebbe più appropriato), in estate ci si ammazza di ragù e di pesto sotto a un pergolato a due metri dai vigneti con una bella ariettina da felpa sulle spalle, che garantisce fresco pure in pieno agosto quando sulla costa si è tormentati dalla caldazza umida thailandese.
I primi spaziano dalle papperdelle al sugo di cinghiale ai ravioli al ragù o con il pesto non prima di aver sptimolato stomaco e compagnia con un po' di affettati, una straordinaria insalata russa e un po' di funghi e cipollotti sotto aceto. Per i secondi ci si può lanciare sul cinghiale (quando c'è), coniglio, agnello, salsicce, pollo e galletto con porzioni niente male. Dolce e limoncello per chiudere ( o se volete mirto piuttosto che un amaro....). Mediamente si spende dai 20 ai 25 euro a capoccia.
Diciamo che non è un posto da vegetariani e la cucina è piuttosto unta come giusto che sia in questi casi. Buona secondo le ricette di un tempo.
Abbiamo dovuto aspettare di avere la macchina per andarci ma da allora non abbiamo perso quasi un'annata.
Ma chi non è mai stato al Gambero Verde?

... è ora che pensi seriamente di mettermi gli occhiali ...
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