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http://www.corriere.it del 2 giugno 2009
Una frana e Varigotti (isolato) rinasce. Il borgo si spacca sulla strada da riaprireTuristi e residenti alleati: meno traffico, si sente il profumo dei fioriVARIGOTTI (Savona) — Qualcuno sogna la Portofino della Riviera di Ponente; altri raccontano, con emozione, che sono tornate le lucciole e che, nell’aria, c’è di nuovo il profumo dei fiori. Ma che succede a Varigotti? Succede che un guaio stradale — la frana di Capo Noli — ha reso più vivibile questa incantevole località della costa. Il tratto di Aurelia, chiuso al traffico da un paio di mesi, ha, infatti, bloccato il passaggio delle auto, creando difficoltà nell’accesso al borgo. Fatto sta che, per raggiungere Varigotti, percorrendo l’autostrada, da Milano o da Torino, bisogna uscire a Finale Ligure e quindi imboccare l’Aurelia ritornando verso Genova. Giunti a destinazione, stop. Oltre la frana, c’è l’antica repubblica marinara di Noli, da qui irraggiungibile. Disagio provvidenziale? Di sicuro, è sparito il viavai del traffico di passaggio; è diminuito l’inquinamento, i due paesi hanno riscoperto la quiete.
Quasi come ai vecchi tempi. Molti — turisti e residenti — ci hanno preso gusto. Così, alla vigilia della riapertura dell’Aurelia (i lavori di ripristino sono quasi conclusi), sta nascendo un movimento che, puntando a una migliore qualità della vita e della vacanza, vorrebbe mantenere Varigotti nel suo splendido isolamento. L’albergatore Andrea Oliveri è un esponente di questa linea. «Intendiamoci — afferma — so bene che il problema della viabilità va risolto. Alla radice, però. La frana di Capo Noli c’è stata quest’anno, ma anche l’anno scorso. E in passato. La soluzione sensata è una sola: l’Aurelia bis, cioè la costruzione di una bretella che tagli fuori Noli e Varigotti». Per il momento, l’unico progetto approvato è un nuovo tunnel di collegamento tra i due centri. Oliveri lo boccia: «Troppo poco, si deve eliminare il traffico di scorrimento. Stiamo parlando di paesi davvero suggestivi, perle ormai rare della riviera di Ponente». «Dobbiamo riflettere — incalza — e progettare un futuro diverso per il nostro turismo. La vicenda della frana è l'occasione buona da non perdere».
Gli dà manforte Caterina Malavenda, avvocato milanese, che trascorre ferie e weekend a Varigotti, dal 1987. Eccola, ai tavoli dei «Bagni Nazionale», sorseggiare un tè (il meteo non è troppo clemente nel ponte del 2 giugno). «Adesso il paese è un paradiso — osserva —. Le auto passano, ma il traffico non è lontanamente paragonabile a quello di scorrimento. In questi mesi è cambiato tutto, bisogna tener duro. Varigotti come Portofino». E qualcuno, scherzando, dice: forza frana. Quantificare il gruppo dei «sognatori » («Varigotti in silenzio» è il nome della neonata associazione) è ancora prematuro. Venti? Trenta? Quaranta? Certo, si tratta di una minoranza di persone, composta da residenti e da villeggianti. Dall’altra parte, invece, ci sono coloro che denunciano i disagi dell’isolamento.
Innanzitutto, i pendolari tra Noli e Varigotti, oggi costretti a un giro tortuoso per raggiungere la meta. (Usufruendo del benefit di viaggiare gratis sul tratto autostradale Finale Ligure-Spotorno, e viceversa). Poi, c’è la schiera di ristoratori, baristi, negozianti, imprenditori balneari, che vedono diminuire l’incasso portato dai clienti di passaggio. Meno 40 per cento di fatturato, lamentano. E quindi non aspettano altro che le auto riprendano a circolare regolarmente. La riapertura dell’Aurelia è prevista tra qualche settimana, con l’inizio della stagione balneare. Spiega il sindaco di Finale (di cui Varigotti è frazione), Flaminio Richeri: «Si viaggerà a senso unico alternato, non c’è scelta. Ma io propongo che, la domenica, dalle 14,30 alle 22, orario di rientro, il tratto diventi a senso unico, nella direzione Ponente-Levante».
I sostenitori di Varigotti silenziosa, ovvio, non vorrebbero né il senso alternato né il senso unico. Tranne Aroldo Maria Vercelli, imprenditore torinese, che gestisce da qualche tempo uno dei bar più chic del centro marino. «Ha ragione il sindaco — afferma —. Qui, il vero problema è l’immobilismo. Tutti mugugnano, e pochi investono. In turismo qualificato, intendo. Bisogna guardare avanti, preservando il territorio ma tenendolo vivo. In attesa della nuova strada». Sentiamo anche Evelina Christillin, presidente del Teatro Stabile di Torino, seconda casa nel borgo saraceno di Varigotti. «Il mio bisnonno — racconta — scoprì questo posto affascinante, nel 1915. La frana? Certe volte accadono cose che, all’improvviso, portano a considerare altri aspetti del vivere. Positivi. Attenzione, però, agli snobismi. Bisogna mediare ragionevolmente, senza precluderci preziose opportunità, tra le esigenze dei turisti e quelle dei residenti».