Quando abbiamo assistito alla gigantesca mareggiata del 30-31 ottobre, erano passati almeno 5 anni da un evento di portata analoga (31 ottobre 2003) e 8 anni dalla mareggiata più forte degli ultimi 30 anni (6 novembre 2000).
Nessuno poteva immaginare che da lì a sole quattro settimane un’altra tempesta di onde di potenza ancora più inaudita avrebbe interessato Varigotti e tutto il ponente ligure, specialmente tra Capo Noli e Sanremo.
Rispetto a un mese fa, c’era molta più energia in gioco, una cattiveria inimmaginabile. Sembrava che il mare si stesse rovesciando verso l’entroterra. Migliaia di metri cubi di acqua, spinti da una forza incontrollabile proveniente addirittura dalle coste dell’Algeria, sottoforma di Libeccio, superavano ogni ostacolo artificiale e si infilavano nei vicoli con una facilità disarmante.
Un rombo continuo, fortissimo, micidiale, rotto a volte dai tuoni dei vari temporali che nel frattempo facevano da sfondo a un paesaggio minaccioso.
Sabato sera, 29 novembre, verso mezzanotte, il mare era ancora poco mosso, la spiaggia in veste invernale sgombra da ogni cosa, stava per diventare il palcoscenico di uno spettacolo naturale indescrivibile e a tratti infernale.
La mattina alle nove il mare, che si era già impossessato di tutto l’arenile, stava già mostrando i muscoli. Detriti ovunque e i primi segni che già all’alba il mare aveva bastonato seriamente la costa. La ringhiera del molo divelta in più punti, pezzi di marmo e di cemento spezzati e sparati a decine di metri di distanza.
Nella casa gialla, subito dopo il cubo “giallo”, una finestra sfondata e mancante pure degli infissi, ad un’altezza di almeno tre metri da terra, ci aveva fatto capire quanto fosse incazzata la natura.
Era come se il molo e la scogliera di fronte, non fosse nemmeno presente. Pazzesco.
Non si capiva se il “picco” della mareggiata fosse già passato o se ci dovevamo preparare a qualcosa di ancora più grosso.
La sensazione era che entro mezzogiorno lo spettacolo terminasse. Si è vero, era soltanto una percezione ma dettata dal fatto che il cielo si stava liberando delle nuvole, non c’era vento e le onde, pur essendo ancora imponenti, non arrivavano così facilmente al muretto di Piazzetta dei Pescatori com’era sembrato che facessero nelle ore precedenti, a vedere dai i detriti ammassati sotto il baracchino di Nicola.
Ma sono bastati pochi minuti per scongiurare questa ipotesi.
Il mare ricominciava a crescere e tra l’altro lo stava facendo, in uno scenario di incredibile bellezza.
Verso Genova il cielo cupo era accompagnato da una serie di fulmi e lampi. Verso ovest invece il cielo libero dalle nubi ci regalava una vista mozzafiato sul golfo fino a Capo Mele con le montagne dietro a Finale e Loano coperte di neve.
Dopo una mezz’oretta di sole, clima mite, e i colori pastello delle case che si elevavano tra il bianco della schiuma sparsa ovunque, si stava avvicinando sempre da ovest un fronte nuvoloso con un bel carico di piogge a tal punto che la visiblità verso capo San Donato era diminuita drasticamente.
Guardando sud l’effetto era notevole. Una sottile lingua di luce separava la superficie blu verdognola del mare dallo strato nuvoloso soprastante. Una luce incredibile che delineava perfettamente il profilo degli spruzzi contro il molo. Sembrava di assistere a un tramonto sul mare in Norvegia durante la notte polare. Indescrvibile.
Ed è stato con questo scenario che si è scatenata improvvisamente una violenta grandinata che in pochi minuti ha imbiancato tutto come se fosse neve. Palline ghiacciate perfettamente rotonde che atterravano ovunque facendo un bel caos mentre là sotto il mare continuava a sparare le sue cartucce.
La visibilità si era ridotta così tanto che il mare pareva una grande distesa di schiuma. Più in là di 300-400 m non si vedeva niente. Questo spettacolo inaspettato è durato una decina di minuti e ha reso la mareggiata ancora più unica. Cosa chiedere di più?
Nonostante inizialmente le onde da libeccio fossero sporcate da una componente sciroccale, che soltanto un occhio attento poteva notare, il mare cominciava, da quel momento fino al tardo pomeriggio, in modo incessante e senza un attimo di pausa a bombardare la costa, scagliando l’acqua fin dentro ai vicoli, risalendo scalinate, muri, muretti, terrazze, giardini, sfidando (e vincendo) ogni volta le leggi sulla forza di gravità. Senza un attimo di pausa. Non che prima non avesse la forza per farlo ma lo faceva con un’intensità minore.
Niente riusciva a fermare queste creste impazzite. Neppure il molo “dritto” che, insieme alla scogliera davanti, faceva invece da trampolino di lancio per le onde e gli spruzzi. La piccola lingua di cemento non riusciva a impedire in nessuno modo la risalita del mare. Le onde la superavano, investendo completamente la pedana di legno, sbattendo contro il cubo “giallo” e, in alcuni casi, risalivano paurosamente i passaggi laterali dove in estate crescono le piantine in mezzo alla sabbia (e se ci passi a piedi nudi son dolori….).
Le onde più forti arrivavano sotto lo storico fico lì vicino, sbriciolando, nel verso senso della parola, oltre che il rivestimento in marmo del molo, anche la prima copertura in cemento sotto.
Le assi di legno si staccavano come niente e l’immenso lago formatosi sotto la pedana, defluiva senza sosta, come un torrente di montagna verso la spiaggia aggirando i due moli, scavando un buco enorme e formando una cascata. La pedana di collegamento tra il baracchino di Nicola e il molto è diventato praticamente un ponticello.
Le onde sbattevano sulla battigia e si lanciavano con tutta forza contro le pareti delle case che si affacciano sulla spiaggia e, avendo ben pochi punti di “fuga” innalzavano impressionanti muri di acqua che risalivano i muri anche per 2-3-4 metri. Laddove, invece, l’acqua trovava punti di sfogo per liberare la sua energia verso l’interno, riusciva a risalire i vicoli fino quasi alla loro sommità coprendo di sabbia l’intera pavimentazione.
Per farvi capire come la risalita nei vicoli fosse cosa NORMALE e non un evento che potevi aspettarti una volta ogni ora, basta pensare che:
- la scalinata di 8-10 scalini alla fine del vicolo di Lilo, accanto a Cà Parodi, fosse formata soltanto da uno scalino. Il resto era coperto dalla sabbia
- bastavano soltanto due metri per vedere il mare scorrere davanti a Lilo. Invece l’onda si è fermata prima.
- Piazzetta del Nonno veniva sistematicamente ricoperta di schiuma.
- L’onda più forte è arrivata a coprire ¾ di Piazzetta dei Pescatori, trasportando le panche di legno del baracchino contro i cactus posti dietro, trascinando via di qualche metro una signora che stava scappando dall’arrivo dell’onda e accatastando le barche e i pedalò lì davanti.
- Alcune onde hanno attraversato tutto il vicolo accanto al Tea Room per poi fermarsi davanti alla scalinata.
Prima di questo evento, per me, affermare che “il mare arriva alle case” rappresentava una discriminante per descrivere in poche parole la forza di una mareggiata. Da ieri ho cambiato idea.
In inverno e a volte anche in estate le onde arrivano sempre alla case ma, invece, cosa ancora più importante bisogna valutare in che modo ci arrivano.
Ieri un’onda su due entrava in un vicolo, quasi tutte ricoprivano il molo e si rompevano ben al di fuori della punta del molo. Un trenino continuo di onde che non si fermava mai.
Il mare non arrivava alle case, ci entrava dentro.
Tra mezzogiorno e il primo primo pomeriggio la potenza assurda del mare ha raggiunto il suo apice. I frangenti hanno cominciato ad innalzari e a disporsi esattamente da ostro/libeccio sprigionando tutta la loro forza.
In questi casi tra Punta Crena e il molo di Varigotti, si generano delle correnti mostruose visto che qui non sono presenti alcuni punti di sfogo e l’energia cinetica delle onde ricircola sempre lì davanti e ad ogni onda si rinforza sempre di più. Una parte delle onde che picchia contro i moli e la montagna viene rispedita indietro con una tipica “onda di ritorno” che eleva e storpia l’onda successiva che a sua volta perde la sua forma originaria. Si innescano così onde su onde, controonde, onde doppie e di ritorno come se fossimo in una piscina ma con delle oscillazioni alte qualche metro. Se un’onda di 5-6 metri arriva in quel punto, viene innalzata ancora di più.
Questa è una delle peculiarità di questo tratto di costa così come Capo Noli però in questo, per vivere un’onda mi devo mettere almeno 40 metri sopra sulla strada. Invece a Varigotti questo spettacolo lo posso vedere tranquillamente (mica tanto) a pochi metri.
Più tardi pubblico le foto che testimoniano quanto ho scritto e il video fatto da Annina sulla grandinata.
Ciao a tutti
Tobia Scandolara
Nessuno poteva immaginare che da lì a sole quattro settimane un’altra tempesta di onde di potenza ancora più inaudita avrebbe interessato Varigotti e tutto il ponente ligure, specialmente tra Capo Noli e Sanremo.
Rispetto a un mese fa, c’era molta più energia in gioco, una cattiveria inimmaginabile. Sembrava che il mare si stesse rovesciando verso l’entroterra. Migliaia di metri cubi di acqua, spinti da una forza incontrollabile proveniente addirittura dalle coste dell’Algeria, sottoforma di Libeccio, superavano ogni ostacolo artificiale e si infilavano nei vicoli con una facilità disarmante.
Un rombo continuo, fortissimo, micidiale, rotto a volte dai tuoni dei vari temporali che nel frattempo facevano da sfondo a un paesaggio minaccioso.
Sabato sera, 29 novembre, verso mezzanotte, il mare era ancora poco mosso, la spiaggia in veste invernale sgombra da ogni cosa, stava per diventare il palcoscenico di uno spettacolo naturale indescrivibile e a tratti infernale.
La mattina alle nove il mare, che si era già impossessato di tutto l’arenile, stava già mostrando i muscoli. Detriti ovunque e i primi segni che già all’alba il mare aveva bastonato seriamente la costa. La ringhiera del molo divelta in più punti, pezzi di marmo e di cemento spezzati e sparati a decine di metri di distanza.
Nella casa gialla, subito dopo il cubo “giallo”, una finestra sfondata e mancante pure degli infissi, ad un’altezza di almeno tre metri da terra, ci aveva fatto capire quanto fosse incazzata la natura.
Era come se il molo e la scogliera di fronte, non fosse nemmeno presente. Pazzesco.
Non si capiva se il “picco” della mareggiata fosse già passato o se ci dovevamo preparare a qualcosa di ancora più grosso.
La sensazione era che entro mezzogiorno lo spettacolo terminasse. Si è vero, era soltanto una percezione ma dettata dal fatto che il cielo si stava liberando delle nuvole, non c’era vento e le onde, pur essendo ancora imponenti, non arrivavano così facilmente al muretto di Piazzetta dei Pescatori com’era sembrato che facessero nelle ore precedenti, a vedere dai i detriti ammassati sotto il baracchino di Nicola.
Ma sono bastati pochi minuti per scongiurare questa ipotesi.
Il mare ricominciava a crescere e tra l’altro lo stava facendo, in uno scenario di incredibile bellezza.
Verso Genova il cielo cupo era accompagnato da una serie di fulmi e lampi. Verso ovest invece il cielo libero dalle nubi ci regalava una vista mozzafiato sul golfo fino a Capo Mele con le montagne dietro a Finale e Loano coperte di neve.
Dopo una mezz’oretta di sole, clima mite, e i colori pastello delle case che si elevavano tra il bianco della schiuma sparsa ovunque, si stava avvicinando sempre da ovest un fronte nuvoloso con un bel carico di piogge a tal punto che la visiblità verso capo San Donato era diminuita drasticamente.
Guardando sud l’effetto era notevole. Una sottile lingua di luce separava la superficie blu verdognola del mare dallo strato nuvoloso soprastante. Una luce incredibile che delineava perfettamente il profilo degli spruzzi contro il molo. Sembrava di assistere a un tramonto sul mare in Norvegia durante la notte polare. Indescrvibile.
Ed è stato con questo scenario che si è scatenata improvvisamente una violenta grandinata che in pochi minuti ha imbiancato tutto come se fosse neve. Palline ghiacciate perfettamente rotonde che atterravano ovunque facendo un bel caos mentre là sotto il mare continuava a sparare le sue cartucce.
La visibilità si era ridotta così tanto che il mare pareva una grande distesa di schiuma. Più in là di 300-400 m non si vedeva niente. Questo spettacolo inaspettato è durato una decina di minuti e ha reso la mareggiata ancora più unica. Cosa chiedere di più?
Nonostante inizialmente le onde da libeccio fossero sporcate da una componente sciroccale, che soltanto un occhio attento poteva notare, il mare cominciava, da quel momento fino al tardo pomeriggio, in modo incessante e senza un attimo di pausa a bombardare la costa, scagliando l’acqua fin dentro ai vicoli, risalendo scalinate, muri, muretti, terrazze, giardini, sfidando (e vincendo) ogni volta le leggi sulla forza di gravità. Senza un attimo di pausa. Non che prima non avesse la forza per farlo ma lo faceva con un’intensità minore.
Niente riusciva a fermare queste creste impazzite. Neppure il molo “dritto” che, insieme alla scogliera davanti, faceva invece da trampolino di lancio per le onde e gli spruzzi. La piccola lingua di cemento non riusciva a impedire in nessuno modo la risalita del mare. Le onde la superavano, investendo completamente la pedana di legno, sbattendo contro il cubo “giallo” e, in alcuni casi, risalivano paurosamente i passaggi laterali dove in estate crescono le piantine in mezzo alla sabbia (e se ci passi a piedi nudi son dolori….).
Le onde più forti arrivavano sotto lo storico fico lì vicino, sbriciolando, nel verso senso della parola, oltre che il rivestimento in marmo del molo, anche la prima copertura in cemento sotto.
Le assi di legno si staccavano come niente e l’immenso lago formatosi sotto la pedana, defluiva senza sosta, come un torrente di montagna verso la spiaggia aggirando i due moli, scavando un buco enorme e formando una cascata. La pedana di collegamento tra il baracchino di Nicola e il molto è diventato praticamente un ponticello.
Le onde sbattevano sulla battigia e si lanciavano con tutta forza contro le pareti delle case che si affacciano sulla spiaggia e, avendo ben pochi punti di “fuga” innalzavano impressionanti muri di acqua che risalivano i muri anche per 2-3-4 metri. Laddove, invece, l’acqua trovava punti di sfogo per liberare la sua energia verso l’interno, riusciva a risalire i vicoli fino quasi alla loro sommità coprendo di sabbia l’intera pavimentazione.
Per farvi capire come la risalita nei vicoli fosse cosa NORMALE e non un evento che potevi aspettarti una volta ogni ora, basta pensare che:
- la scalinata di 8-10 scalini alla fine del vicolo di Lilo, accanto a Cà Parodi, fosse formata soltanto da uno scalino. Il resto era coperto dalla sabbia
- bastavano soltanto due metri per vedere il mare scorrere davanti a Lilo. Invece l’onda si è fermata prima.
- Piazzetta del Nonno veniva sistematicamente ricoperta di schiuma.
- L’onda più forte è arrivata a coprire ¾ di Piazzetta dei Pescatori, trasportando le panche di legno del baracchino contro i cactus posti dietro, trascinando via di qualche metro una signora che stava scappando dall’arrivo dell’onda e accatastando le barche e i pedalò lì davanti.
- Alcune onde hanno attraversato tutto il vicolo accanto al Tea Room per poi fermarsi davanti alla scalinata.
Prima di questo evento, per me, affermare che “il mare arriva alle case” rappresentava una discriminante per descrivere in poche parole la forza di una mareggiata. Da ieri ho cambiato idea.
In inverno e a volte anche in estate le onde arrivano sempre alla case ma, invece, cosa ancora più importante bisogna valutare in che modo ci arrivano.
Ieri un’onda su due entrava in un vicolo, quasi tutte ricoprivano il molo e si rompevano ben al di fuori della punta del molo. Un trenino continuo di onde che non si fermava mai.
Il mare non arrivava alle case, ci entrava dentro.
Tra mezzogiorno e il primo primo pomeriggio la potenza assurda del mare ha raggiunto il suo apice. I frangenti hanno cominciato ad innalzari e a disporsi esattamente da ostro/libeccio sprigionando tutta la loro forza.
In questi casi tra Punta Crena e il molo di Varigotti, si generano delle correnti mostruose visto che qui non sono presenti alcuni punti di sfogo e l’energia cinetica delle onde ricircola sempre lì davanti e ad ogni onda si rinforza sempre di più. Una parte delle onde che picchia contro i moli e la montagna viene rispedita indietro con una tipica “onda di ritorno” che eleva e storpia l’onda successiva che a sua volta perde la sua forma originaria. Si innescano così onde su onde, controonde, onde doppie e di ritorno come se fossimo in una piscina ma con delle oscillazioni alte qualche metro. Se un’onda di 5-6 metri arriva in quel punto, viene innalzata ancora di più.
Questa è una delle peculiarità di questo tratto di costa così come Capo Noli però in questo, per vivere un’onda mi devo mettere almeno 40 metri sopra sulla strada. Invece a Varigotti questo spettacolo lo posso vedere tranquillamente (mica tanto) a pochi metri.
Più tardi pubblico le foto che testimoniano quanto ho scritto e il video fatto da Annina sulla grandinata.
Ciao a tutti
Tobia Scandolara
Ultima modifica di digitos il 02 dic 2008 17:05, modificato 1 volta in totale.
News

